C’era una volta il miele

Di Tommaso, Apicoltura Corbecco

Come preannunciato, gli effetti della crisi climatica che la nostra epoca ha generato sono sempre più espliciti e invasivi.

Gli anelli più delicati dell’ecosistema sono ovviamente i contesti in cui gli effetti risultano più visibili.

Dal punto di vista molto specifico del nostro mestiere osserviamo ormai da più di dieci anni un peggioramento della salute e della vitalità delle api. Ma è negli ultimi quattro o cinque che il fenomeno è ancora più evidente.

Le sofferenze, vecchie e nuove, di questi magnifici apoidei sono ormai veicolate dal carattere catastrofico e sincopato delle stagioni.

In particolare possiamo parlare degli inverni caldi, dei pesanti e reiterati ritorni di freddo in primavera avanzata (tre consecutivi quest’anno), della prolungata siccità estiva, del carattere dei venti e più in generale del susseguirsi di circostanze “estreme” nella nostra zona a clima ex-temperato.

È chiaro che questo è un genere di stress cui l’ecosistema fatica ad abituarsi e che mette a dura prova l’elasticità degli organismi.

Come allevatore di un animale mai addomesticato ho deciso anche in questa fase di non intervenire con la nutrizione se non, in estrema ratio, offrendo del miele prelevato dal magazzino a quegli alveari che stavano oggettivamente per morire di fame.

Ai colleghi che si sono convertiti a iniezioni di tonnellate di zucchero industriale sappiamo bene che non è andata meglio dal punto di vista della produzione; in compenso le fatture per l’acquisto dei prodotti per l’alimentazione artificiale hanno notevolmente peggiorato una situazione già drammaticamente in perdita.

Insects and Flowers (Qing dynasty ca. 1644–1911) by Ju Lian

Questo della nutrizione è solo un piccolo esempio, forse il più semplice da comprendere e da divulgare, a fronte di un’infinità di problematiche, scelte e modificazioni che oggi ci richiede il nostro mestiere e che ci portano sempre più in prima linea sul fronte del cambiamento e della sperimentazione.

L’ape infatti mantiene tutte le caratteristiche di integrazione con l’ambiente circostante proprie di un animale selvatico e oggi, più che mai, è importante non ostacolare le fasi di adattamento reciproco, rimettendoci il più possibile in mano alla pressione e selezione naturale.

Possiamo immaginare che la capacità di adattamento di questi insetti supererà le problematiche imposte dalle rapidissime modificazioni ambientali operate dalla società umana. Più che immaginarlo si tratta di una speranza. È richiesto da parte nostra il massimo impegno nell’osservazione e nel non ostacolare questo processo.

Non vale lo stesso discorso, ovviamente, per il nostro reddito di professionisti che abbiamo fatto del susseguirsi delle stagioni e della caducità dei fiori la materia della nostra sussistenza.

Negli ultimi dieci anni abbiamo visto infatti il lavoro quasi raddoppiare e complicarsi notevolmente. Di pari passo, invece, la produzione è costantemente diminuita.

Questa stagione è stata particolarmente drammatica su tutto il territorio nazionale. A macchia di leopardo, qua e là, abbiamo registrato alcune situazioni leggermente più “fortunate”, ma in generale il bilancio è disastroso e vien da dire che è il bilancio di un’epoca.

Qui da noi, soprattutto nelle aree interne appenniniche di Umbria e Marche, aver salvato le api è già un buon risultato. Già da giugno, sfidando un po’ la depressione, si è lavorato esclusivamente in funzione del mantenimento e in previsione della prossima primavera.

Sono tanti preziosi giorni sul campo, un contratto con il futuro, a tempo pieno e non retribuito. Tuttavia ai primi freddi inaspettati dell’autunno le api sembrano essersi stabilizzate e in buona salute, a dimostrazione che non ci sono più le mezze stagioni ma la primavera verrà.

Se può essere un esempio utile: nella nostra piccola azienda seguiamo al massimo 300 alveari. Grazie a questi fino al 2016 lavoravamo almeno 100 quintali di miele all’anno. Ma nelle ultime stagioni purtroppo ci eravamo assestati intorno ai 50 quintali scarsi. Nel 2021, festeggiando i nostri vent’anni di attività, con lo stesso impegno, gli stessi alveari hanno prodotto 5 quintali.

Bee from Sheet of Studies of Nine Insects (1660–1665) by Jan van Kessel

Quale miglior modo di esplicitare la fase storica?

Per questo scrivendo a clienti e appassionati ci viene da dire semplicemente di avere pazienza che non c’è limite al peggio e che il peggio probabilmente deve ancora arrivare.

Ci viene da dire che non c’è più prezzo che possa compensare la perdita e quindi prendetene semplicemente finché ce n’è, e impariamo a fare senza.

Ricordiamo che anche quest’anno non andremo in giro da colleghi e grossisti a comprare il prodotto da rivendere perché non ci piace come pratica, non l’abbiamo mai fatto e perché tanto anche volendo quest’anno non c’è!

Ci vien da dire che noi abbiamo molto lavoro da fare e che sarà un piacere farlo anche insieme.

Intanto per campare abbiamo deciso di reinventarci anche in altri mestieri... ma anche questa volta non abbandoneremo i nostri alveari.

Naufragio a terra – La rivolta di San Benedetto del Tronto, dicembre 1970

Segnaliamo la pubblicazione del libro Naufragio a terra – La rivolta di San Benedetto del Tronto, dicembre 1970 (Malamente, 2020, 68 p.).

Abbiamo deciso di dedicare alla rivolta di San Benedetto questa pubblicazione per una ragione molto semplice quanto fondamentale: le due giornate che videro un’intera comunità bloccare un intero territorio, tutte le reti viarie, la ferrovia adriatica e la statale, dopo il naufragio del peschereccio Rodi e la morte dei dieci componenti dell’equipaggio, espressero una conflittualità, una capacità di autorganizzazione popolare nonché di autogestione della protesta che crediamo non abbia avuto riscontro nella storia delle lotte nella nostra regione, le Marche, dopo la liberazione dal nazifascismo.

Se nelle grandi città del Nord e non solo, l’apice dello scontro sociale si era raggiunto nel “biennio rosso” 1968/69, nelle Marche fu l’insorgenza sambenedettese, breve quanto radicale, a fare da battesimo al decennio ribelle che attraversò buona parte degli anni Settanta anche nei nostri territori.
Per San Benedetto la rivolta non fu una breve parentesi, ma segnò una svolta. Infatti, al di là del lavoro politico-sindacale che si sviluppò ulteriormente nel settore della pesca, le due giornate del dicembre 1970 lasciarono una traccia profonda nella coscienza di una grossa parte degli abitanti della città. Una svolta che nel periodo successivo si manifestò, ad esempio, nelle mobilitazioni politiche di massa per contestare, un paio di anni dopo i fatti del Rodi, i comizi del patron democristiano Forlani e del fascista missino Grilli in occasione delle elezioni politiche del 1972.
Dunque la nostra scelta è certamente di carattere memorialistico e storico – non a caso esce esattamente nel cinquantenario di quella rivolta – ma vuole anche evidenziare come una terra da sempre considerata dormiente e assuefatta alla pace sociale abbia espresso anche momenti di alta conflittualità, con l’auspicio che oggi, di fronte a un sistema sociale sempre più intollerabile, sappia trovare nuove energie e ribellarsi come accadde a San Benedetto mezzo secolo fa.

La redazione di Malamente

Il libretto è pronto per essere spedito a chi ne desideri una o più copie (prezzo di copertina 5 euro). Se sostieni un abbonamento a Malamente per l’anno 2021 riceverai il libretto in allegato in omaggio al numero 20 (gennaio 2021), per ordini e altre richieste puoi sempre scriverci a malamente@autistici.org.

Il libro è disponibile anche presso le librerie IODIO e Nave Cervo di San Benedetto del Tronto.

Indice

  • Malamente, Prefazione
  • Tommaso La Selva, La memoria è vita
  • Mario Di Vito, Come muoiono i marinai
  • Mare in rivolta, intervista di Sergio Sinigaglia a Francesco Vagnoni, Tinello Zazzetta e Alice Zazzetta
    Documenti (1976):
  • Renato Novelli, La crisi e il mercato del lavoro della pesca
  • Testimonianza di un ex pescatore, militante extraparlamentare

Territori in battaglia

Dopo la collaborazione con Nunatak e NurKuntra per la serie di cartoline che avete trovato in allegato al numero 14 della rivista, continuiamo a dare il nostro contributo a progetti editoriali rivolti a sovvertire questo stato di cose.

La scorsa primavera è nata la collana “Territori in battaglia”: l’idea di fondo è inaugurare una collaborazione tra più realtà interessate a narrare, tradurre, diffondere racconti di “lotte territoriali”, con l’obiettivo di creare una rete di legami e alleanze, anche a livello internazionale. Ogni libretto della collana verrà infatti tradotto in diverse lingue e diffuso a varie latitudini. Ci siamo subito sentiti a casa nostra e abbiamo accolto volentieri l’invito dei promotori del progetto, ovvero le edizioni Tabor della Valsusa e il collettivo a variabili multiple Mauvaise Troupe, che avevamo già incontrato sulle pagine di Malamente #11 (giugno 2018). Le prime due uscite della collana sono già in distribuzione, contattateci se ne volete una copia: Errekaleor. Il più grande squat dei Paesi Baschi (n. 1) e NOTAP. Il Salento in lotta contro il gasdotto transadriatico (n. 2). Per presentare la collana pubblichiamo le introduzioni scritte da Mauvaise Troupe e Tabor nelle introduzioni, anche perché non potremmo trovare parole migliori.

Introduzione alla collana

Mauvaise Troupe

Con «Territori in battaglia», ci proponiamo di redigere e diffondere delle brevi narrazioni che diano visibilità e voce alle dinamiche in opera nei diversi spazi in lotta, in Europa e nel mondo. In continuità con lo spirito del libro Contrade, che incrocia le esperienze della ZAD di Notre-Dame-des-Landes e della Valsusa No Tav, l’idea è quella di far attraversare le frontiere, in particolare linguistiche, alle esperienze di resistenza radicate in luoghi specifici.

A strutturare il racconto saranno le voci dei protagonisti, alla ricerca dell’arte e del modo di interrompere il normale corso degli eventi, alla scoperta dei mille modi in cui far entrare in secessione un pezzo di terra, del momento in cui le esistenze deragliano uscendo dalle categorie stabilite o, ancora, delle maniere di organizzarsi per ottenere delle vittorie.

La circolazione di questi testi parteciperà, si spera, a intensificare la comprensione, i legami e le solidarietà tra e con questi territori in battaglia. Perché ciò di cui abbiamo bisogno non è tanto una «convergenza delle lotte» – che presuppone che queste prendano la medesima direzione per raggiungersi in un punto misterioso – quanto di legami profondi e specifici tra ciascun territorio, in ciascuna situazione particolare.

Tutto può succedere

Introduzione all’edizione italiana
Edizioni Tabor, dicembre 2018

«La libertà è un viaggio di gruppo su un campo minato»
(Ayse Deniz Karacagil)

Viviamo in un tempo in bilico. Non passa giorno senza che un disastro ecologico e sociale, un passo avanti nel totalitarismo o un sussulto di resistenza e di rivolta ci ricordino che tutto può succedere. I governanti faticano a governare, e ogni loro decisione non è altro che un tentativo di posticipare quel crollo imminente che è ormai il clima di quest’epoca.

Ma questo crollo non è imminente. È in atto. Semplicemente ha tempi lunghi, diversi da quelli creati da un immaginario hollywoodiano della catastrofe. Sono i tempi della storia. L’Impero romano non è crollato in un giorno…

Un ordine va disgregandosi, vecchie e nuove forze si combattono per affermarsi o per non soccombere. Nel caos di questo processo, tra le macerie delle passate forme della politica, si forgiano nuove forme di vita. Ecco dove siamo. La rivoluzione non sarà la resa dei conti finale al culmine di questo processo. La rivoluzione è questo processo. Quello che stiamo vivendo.

Nei quartieri delle metropoli come nei territori rurali e montani, si moltiplicano esperienze di lotta ed esperimenti di vita alternativa e comunitaria. Sono rotture che germogliano nelle crepe, nei fallimenti, negli spazi vuoti del sistema. Sono tasselli di un variegato mosaico internazionale. Non siamo soli. Riconoscerlo, riconoscersi, è il primo passo per rafforzare quell’autonomia indispensabile a liberarsi dalle dipendenze che ci stritolano vincolandoci al sistema.

Confederare le resistenze in atto significa dare a ogni specifica battaglia la forza che deriva dall’essere e sentirsi parte di una resistenza globale. Ogni pezzetto di terra riconquistato, ogni tempo ritrovato, ogni vittoria strappata, costituisce al tempo stesso una nuova retrovia per il diffondersi di ulteriori avventure.

I libretti di questa collana, «territori in battaglia», sono racconti di vite e di lotte fatti dai loro protagonisti, non freddi resoconti di una qualche area politica. Tradurli, diffonderli, stimolarne di nuovi, è uno strumento per innescare relazioni, saldare complicità, stringere alleanze. Perché nell’isolamento i limiti si ingigantiscono, le contraddizioni si incancreniscono, mentre è conoscendosi e lottando insieme che quelle distanze che rappresentavano una barriera possono trasformarsi in una ricchezza.

Oggi più che mai, le ragioni per unire le forze sono più grandi di quelle che ci dividono.

Per richiedere copie degli opuscoli potete usare il modulo in questa pagina oppure scrivere a malamente@autistici.org

 

Stop al panico!


Nel mese di aprile 2018 l’Associazione di Mutuo Soccorso per il diritto di espressione di Bologna ha dato alle stampe l’autoproduzione Stop al panico! (edizione riveduta, aggiornata e ampliata di “Difesa legale, note per una maggiore consapevolezza”, 2013). 168 pagine che affrontano in maniera ragionata le trame del processo penale e offrono uno strumento di autodifesa a chi prende parte alle lotte sociali. Illustrato in copertina da BLU e Zerocalcare, è arricchito da due prefazioni di Supporto legale e Movimento No Tav e da una postfazione dell’Associazione Bianca Guidetti Serra.

Il libro è frutto di un lavoro collettivo svolto attraverso le assemblee degli ultimi due anni, con la partecipazione di movimenti, comitati, singoli e associazioni che condividono i fini della lotta alla repressione delle emergenze sociali e territoriali. Questa nuova edizione include le ultime novità legislative e un approfondimento inedito sull’autotutela digitale (in collaborazione con HackMeeting) e sul ruolo delle tecnologie biometriche e genetiche.

Più di 1000 copie sono già state distribuite, ai movimenti No Tav, No Tap e contro il gasdotto Rete Adriatica.
Gli editori hanno gentilmente messo a disposizione un buon numero di copie anche per lettori e lettrici di Malamente.
In occasione dell’uscita del numero 11 di Rivista Malamente invieremo a tutt* gli/le abbonat* una copia gratuita.

Chi volesse ricevere Stop al panico! gratuitamente (insieme alla rivista…oppure no) non deve far altro che scriverci all’indirizzo malamente@autistici.org oppure su Facebook; cercheremo di soddisfare tutt*, fino a esaurimento scorte.

[L’Associazione di Mutuo Soccorso per il diritto di espressione è, dal 2006, una rete di solidarietà attiva nella città e nella provincia di Bologna che supporta chi viene perseguito dalla legge a causa delle proprie attività nelle lotte sociali. mutuosoccorso.noblogs.org].