Tempi duri, tempi nostri

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Ancona, 6 febbraio 2021 – Foto di Valeria Tinti

Non sapevano che fosse impossibile, allora lo hanno fatto.
Mark Twain

Facciamola semplice: sono tempi duri, niente sarà più come prima.

Questa consapevolezza si fa strada in noi, e non è l’eccesso di durezza di questi tempi a preoccuparci, ma la mancanza di lucidità nel continuare ad aspettare che la tempesta virale passi per tornare alla vita di sempre. È urgente fare nostri questi tempi duri, non aspettarne altri, perché la necessità di fermare il disastro riempie il presente di possibilità.

In questo numero proprio perché è più difficile viaggiare in tempi pandemici vi portiamo a fare un giro per il mondo, raccontando altri disastri più “classici” dal punto di vista di chi ha coraggio e rabbia da vendere: neo-colonialismo in Africa, brutalità di Stato in Brasile, campi di concentramento per migranti a Lipa in Bosnia.

Nei tempi duri però non siamo del tutto scoperti. Lo sforzo per costruire altri modi di vivere è costante e tenace anche nei nostri territori. La polisportiva Ancona Respect compie 20 anni di storia e non solo ha difeso il calcio popolare ma lo ha aperto anche alle bambine e alle ragazze, il collettivo Caciara proprio nella sventurata Ascoli si batte per mantenere pubblica la biblioteca comunale, le donne di tutte le età scendono di nuovo in strada per rispondere alle aggressioni della giunta di Acquaroli, Ciccioli e altri “nazisti dell’Illinois” che vogliono trasformare le Marche in una distopia familista.

Raccontiamo anche come è nata e come si sta rafforzando l’opposizione alla didattica a distanza nelle Marche. L’uso e l’abuso della rete internet e delle piattaforme digitali, proprietà dei soliti padroni del mondo, da salvagente d’emergenza per non sentirsi soli durante il primo lockdown è diventato un ingombrante e dannoso strumento autoritario che attanaglia la scuola italiana. Siamo alla terza ondata e l’imbuto digitale di marca Google in cui sono scomparsi milioni di studenti viene messo in discussione da una minoranza che sta crescendo. Quella di Priorità alla Scuola è anche una bella storia di auto-organizzazione ai tempi del Covid-19 e non a caso il suo motore sono le donne che stanno soffrendo e pagando di più l’impatto dell’epidemia e dell’incompetenza istituzionale.

Lo sviluppo del digitale porta con sé contraddizioni e rischi enormi che si avvistano quando si ascolta il dibattito sulla Intelligenza Artificiale. Per aumentare la nostra ostilità nei confronti di chi vuole trasformarci in una funzione algoritmica e lavora anche nelle nostre università è necessario studiare meglio e di più. Per questo abbiamo ricordato che anche un rapinatore può scrivere di filosofia, forse meglio di chi non ha mai messo in discussione una banca, Bernard Stiegler insegna.

Oggi poi si fa fatica anche a scendere in piazza per una manifestazione pacifica e paciosa. Le giuste precauzioni anti-covid sono diventate anche una scusa per restringere gli spazi di manifestazione e di espressione e in troppi si stanno abituando. La storia ci insegna che tocca prendersi qualche rischio per difendere la libertà. La rivoluzione non sarà su Zoom. Per questo, ad esempio, ci riempie sempre di gioia e di speranza leggere di guerriglie che parlano più lingue e che hanno la pelle di tanti colori, come quella condotta con coraggio e intelligenza contro i fascisti dal Corno d’Africa al Monte San Vicino. Per questo abbiamo il dovere di portare con forza e con rabbia, fuori dalle mura delle carceri del nostro paese, le voci di chi oggi è privato e privata della propria libertà, di chi si è ribellato e di chi ha perso la vita per mostrarci con la lotta che non sempre “lontano dagli occhi” vuol dire “lontano dal cuore”.

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