La vita è un gioco, a punti

Di Captain Swing

Tutto è misurabile al giorno d’oggi. Le «rigogliosità non qualificabili» della vita – per dirla con Vaneigem – vengono tranquillamente incasellate, pesate e ricondotte alla loro «forma economica», la sopravvivenza. Tutto molto razionale ed efficiente. E così, se la giornata si compone di piccole azioni quotidiane, perché non scorporarle e attribuire loro un valore? Che ci si sia alzati dal letto col piede giusto o con quello sbagliato poco importa, purché le regole del gioco della vita siano chiare: una sequenza di punti da guadagnare, di classifiche da scalare, di bonus da ottenere ci aspettano là fuori. Quanto più ci si comporta bene e si adotta uno stile di vita sostenibile, tanto più aumenteremo il nostro punteggio.

Stiamo parlando dei wom, voucher digitali che rappresentano l’unità di misura con la quale si soppesa il valore sociale generato dalle azioni quotidiane degli individui, permettendo di premiare i comportamenti virtuosi (in attesa che le regole del gioco vengano implementate per punire i comportamenti viziosi, dissoluti, immorali, criminosi). Per ogni minuto di azione positiva si guadagna un wom. Il presupposto di partenza è che ci siano azioni individuali che generano delle “esternalità positive”, che hanno cioè un valore sociale, quantificabile. Queste azioni, opportunamente registrate, fanno guadagnare punti che poi, raggiunte certe soglie, possono essere spesi sotto forma di voucher nell’economia reale.

Dietro questo gioco c’è l’azienda Digit srl, spin-off universitario già sviluppatore di una pletora di soluzioni tecnologiche che quando va bene sono inutili ma molto più spesso veicolano una visione del mondo in cui la tecnologia ha già vinto la partita, ha già imposto la forma attorno alla quale si deve modellare la materia organica e all’essere umano non resta che asservirsi alla sua logica e alle sue modalità di relazione.

Al funzionamento del sistema wom partecipano diversi attori, a partire dai Volontari, cioè gli utenti che possono collezionare sull’app wom Pocket i voucher guadagnati, come fosse una sorta di portafogli virtuale. Vi sono poi i Merchants, ovvero imprenditori, negozianti, enti pubblici o qualsiasi altro privato cittadino che voglia fornire beni, servizi o sconti ai possessori di voucher; i Merchants possono decidere di promuovere uno specifico scopo sociale o una precisa realtà territoriale accettando solo voucher generati per un determinato scopo o in una determinata area geografica. Completano il quadro gli Instruments, i titolari di attività sociali o di qualunque altra iniziativa che, una volta superato il vaglio del Comitato etico della piattaforma wom, possono generare voucher per gli utenti.

Per quanto riguarda le buone azioni da compiere, è prevista una vasta scelta. L’impegno nello studio e l’ottenimento di un buon voto sul libretto degli esami, ad esempio, sono considerati non solo una gratificazione personale ma un valore sociale, pagato tanti wom quanto più alto è il voto conseguito. Ma anche mantenersi in salute ha ricadute positive per il sistema e permette di incamerare wom, basta installare sul proprio cellulare un contapassi o, meglio ancora, l’app Postural Stability che misura la propria stabilità posturale: più si cammina storti, più si è portati a diventare un peso sanitario per la società, meno punti si guadagnano.

Ma se qualcuno pensasse che più dell’impegno nello studio andrebbe premiato l’impegno nella contestazione di un sistema accademico sempre più distante dalla produzione di cultura critica e sempre più sottoposto alle esigenze avvilenti del mercato… avrebbe sbagliato buona azione, perché questa no, non è contemplata dal software. Né si può vincere il jackpot con un comportamento di alto valore morale e di grande utilità per la salute collettiva nonché per la sostenibilità ambientale, come sarebbe il sabotaggio di quella fabbrica di veleni che è la raffineria di Falconara o l’incendio delle ruspe che stanno devastando le faggete del Monte Catria per aprire piste da sci. Niente da fare. Magari tagliare le gomme ai camion della Benelli Armi? No! Obiettivo non previsto dal Comitato etico che sovrintende wom.

Nell’ultima versione del giochino wom pare non sia più attivo il collegamento con un’altra delle trovate della digit srl, l’app DiAry per il tracciamento dei contagi Covid-19, presto finita nel dimenticatoio come la sorella maggiore Immuni. In un primo momento, infatti, tanto più tempo DiAry era attiva sul proprio telefono, e tanto più tempo il sistema di localizzazione rilevava che il soggetto era fermo nella propria abitazione (io resto a casa!), tanti più punti venivano accumulati.

Non manca invece un altro dei chiodi fissi dello spin-off innovatore: il coding (di cui abbiamo già parlato su Malamente #19), quel pensiero computazionale introdotto nelle scuole che riduce ogni problema a procedimento, fatto di istruzioni che non vanno comprese ma eseguite, da parte di una macchina o di una persona che ragiona come una macchina. Si possono ad esempio guadagnare wom giocando a CodyMaze, un labirinto virtuale nel mondo reale, una scacchiera a cielo aperto dove i giocatori si devono muovere «come robot guidati dalle istruzioni che appariranno via via sullo smartphone». Insomma, più funzioni come un robot, più segui le sequenze di istruzioni senza chiederti perché, più la tua inutile vita si riempie di valore sociale e incassi crediti wom.

La modalità maggiormente decisiva nella corsa ai wom sembra però quella offerta dall’integrazione con un’altra app, AWorld, che si propone di misurare l’impatto delle persone sull’ambiente e di promuovere uno stile di vita sostenibile. Attraverso tecniche di gioco si entra a far parte della community, accumulando punti mentre si monitorano i propri progressi in quanto a stile di vita. Quanti chili di anidride carbonica hai risparmiato con il tuo comportamento sostenibile? Sei salito nella classifica settimanale dei virtuosi? Se per fare la spesa ti porti la borsa da casa o fai una doccia in meno di cinque minuti, guadagni punti. O forse guadagni reputazione all’interno della comunità…

Tutto è strutturato intorno ai comportamenti individuali. Ci mancherebbe altro, eseguire correttamente la raccolta differenziata o chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti sono comportamenti di buon senso, ma forse, personalmente, sarei più invogliato sapendo che la loro ricaduta consiste nel migliorare il mio karma piuttosto che nel raccogliere punti sulla patente del bravo cittadino. L’aspetto peggiore sta però nel fatto che, specularmente, altre azioni del singolo hanno ricadute negative sulla società e, se non è (ancora) prevista la perdita di punti, il meccanismo della colpevolizzazione dei comportamenti individuali penetra in profondità nei giocatori di questo role game.

Insomma, niente di nuovo sotto il cielo, cupo, del capitalismo neoliberista. Solo, il nuovo ritrovato tecnologico permette di addensarvi qualche minaccioso nuvolone in più – effettivamente, se ne sentiva il bisogno.

Ci si guarda bene, infatti, dal mettere in discussione un sistema di produzione industriale votato al profitto, che da tempi immemorabili prospera sullo sfruttamento e avvelena e devasta il pianeta trascinandoci sempre più sull’orlo del disastro ecologico. Meglio accontentarsi delle briciole, instillando sensi di colpa quando si accende l’inquinante stufa a legna o si guida per troppi chilometri, come se il tempo trascorso in auto fosse una libera scelta e non una costrizione sociale e lavorativa. Contrastare i piani del capitalismo, le sue grandi opere, la sua colpevole distruzione dei rapporti umani e della natura: questo è il più grande regalo che l’individuo, singolarmente o unendosi ai suoi simili, può fare al pianeta. Anche se resterà a secco di voucher wom.

Come si è capito, tutto questo cavalca un processo di cosiddetta gamification, cioè l’introduzione di strategie e metodi di gioco (i punti, la classifica, i livelli etc.) in un contesto non ludico.

Un recente esempio, parecchio spiazzante per chi a queste cose non riesce proprio ad abituarsi, lo abbiamo visto nel Nuovo regolamento unico comunale in materia di edilizia residenziale pubblica, approvato dal Comune di Fidenza nel febbraio 2022, che ricalca analoghe sperimentazioni avviate a Bologna (con lo smart citizen wallet) e in alcuni comuni del parmense. Il regolamento introduce un sistema a punti dotando gli inquilini delle case popolari di una Carta dell’assegnatario, caricata con cinquanta punti; ogni infrazione commessa rispetto ai trentacinque divieti e diciassette obblighi elencati in tabella comporta, oltre a una sanzione pecuniaria, la decurtazione di alcuni punti (ad esempio, venti punti se disturbi il vicinato, quindici se parcheggi male il motorino, dieci se utilizzi il barbecue sul balcone, altri dieci se tiri le briciole ai piccioni, e così via). In caso di segnalazione, un funzionario dell’ente che gestisce gli alloggi popolari ha facoltà di ispezionare la casa ed erogare la sanzione: l’esaurimento del credito comporta niente meno che lo sfratto. Non manca il rinforzo positivo: qualora l’inquilino si comporti bene («attiva comportamenti virtuosi in favore della comunità condominiale») può vedersi riconosciuti punti extra.

Un tempo, forse nemmeno troppo lontano, la sinistra avrebbe urlato al classismo, di fronte all’evidenza che se sei abbastanza ricco da possedere una casa puoi permetterti comportamenti vagamente indisciplinati come, appunto, parcheggiare male il motorino (al limite rischi una multa) o – massimo dell’abiezione! – berti una birra in giardino. Se invece non lo sei, e (quindi) abiti in una casa popolare, gli stessi comportamenti possono costare molto più cari (Wolf Bukowski, La buona educazione degli oppressi. Piccola storia del decoro, Alegre, 2019). Ma cosa lo diciamo a fare? Tra le amministrazioni che stanno dando seguito a questi sistemi di accesso ai diritti a punti, alcune sono di sinistra (a Fidenza, nella maggioranza c’è anche Rifondazione comunista…).

Evidentemente, quella sinistra nulla ha da ridire nemmeno sui meccanismi di delazione tra vicini, odio sociale e conflitto, anche all’interno delle famiglie, attivamente immessi nel corpo sociale da questi stessi sistemi. Ma si sa: discriminazioni e incitamento all’odio vanno condannati solo quando attaccano talune categorie. Quando il bersaglio sono i poveri, invece, sono giusti e legittimi, anzi: tecnologici, smart e irresistibilmente cool.

Senza scomodare il sistema cinese del credito sociale – che ha le potenzialità per diventare un sistema distopico di capillare controllo e soggezione, ma che allo stato dei fatti è più un nostro mito negativo che una realtà in essere – quello che si delinea in un orizzonte neanche troppo lontano, qui in Italia, è un nuovo sistema di disciplinamento attraverso il quale diritti fino ad oggi (purtroppo ieri, ormai) universali si trasformano in gentili concessioni erogate a patto che ci si comporti da personcina perbene.

Eppure, c’è chi vede in queste “sperimentazioni” di credito a punti qualcosa di poco preoccupante, o quasi quasi addirittura positivo, un nudging (spinta gentile) per incoraggiare comportamenti civici e solidali. Ma chi definisce quali sono i comportamenti “per bene” e quelli, invece, da sanzionare? Forse le stesse istituzioni che spacciano per transizione ecologica la distruzione sistematica dell’ambiente, per costruzione di pace l’invio di armi, per “altruismo solidale” politiche disegnate a tutto vantaggio delle multinazionali? E quando anziché vincere punti con le forme di civismo ammesse dal sistema neoliberale, inizieremo a perderli – e insieme ai punti, perderemo diritti fondamentali – perché abbiamo espresso opinioni considerate non conformi, ci accorgeremo forse allora della trappola in cui siamo cascati? (O forse è già successo?).

Noi l’abbiamo sempre detto che parlare di “diritti” è una fregatura – l’altra faccia dei “doveri” – e lo è tanto più oggi che, a quanto pare, non vanno conquistati e difesi, ma meritati. Quindi, se affondi, ricordati che è solo colpa tua: avresti potuto comportarti meglio e così facendo avresti ottenuto anche una bella manciata di wom, da convertire in un buono sconto per il tuo prossimo smartphone.

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